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    Day 4 - Come back

    Dopo qualche peripezia tra i voli, un po’ di ritardi e cambi strani (dopo tutto, oggi è l’anniversario 9/11 e c’era da aspettarselo..), eccoci di nuovo a casa.

    L’ultimo post è andato online prima dell’intervento di Martin Sorrell. Il lungo, lunghissimo, estenuante… intervento di M.S. L’intervista è stata condotta da un giornalista dell’Huffington Post e vi confesso che mi aspettavo qualcosa di più… ma ho capito che col popolo anglofono fatico a condividere il sense of humour (per lo meno in certe sedi tipo questa), quindi può essere che non abbia compreso appieno il suo spirito nel condurre il dialogo con il nostro Sir.

    Digressioni culturali e linguistiche a parte, lo speech è stato davvero complesso e pesante da seguire: impostato come puntiglioso quadro economico e di business del mondo WPP attualmente (con l’Italia manco citata, ovviamente… del resto, come biasimarli), mi son comunque portata a casa qualche spunto interessante.

    Il centro di tutto in questo momento sono i mercati emergenti: non s’è fatto altro che parlare della Cina e del Brasile per lo sviluppo della comunicazione dei prossimi mesi e anni. E una preoccupazione di Martin sembra essere quella di dare un grosso peso, da qui in avanti, allo studio del dato e agli analytics, tanto da lanciare il monito di prestarci davvero attenzione a tutte le agenzie del gruppo e non soltanto a quelle di ricerca e ai media, per intenderci. A me è parso un dejavù: credo non sia la prima volta che Sorrell punta l’attenzione su questo aspetto.  Forse il punto è che davvero non si può più rimandare.

    Alla fine, però, i temi che mi hanno davvero colpita son stati altri.

    Innanzitutto questo: “social media are not revolution. social media are the catalysts of the revolution.”

    Questa frase mi è piaciuta davvero un sacco. Mi ha dato speranza rispetto al fatto che in questo momento nel nostro settor si possa guardare anche a qualcosa altro, al di là del mondo social.  A dire il vero, dando un’occhiata all’agenda di Stream, l’80% degli speech è stato concentrato su questo tema, ma penso che Martin abbia giustamente tentato di far andare lo sguardo più in là. Vedremo.

    C’è da dire che il “domani” non è stato sviluppato più di tanto: probabilmente dovremo vedere un po’ con i nostri occhi cosa c’è in serbo dal mondo digitale nei prossimi mesi. In questi giorni, ho avuto la sensazione che mobile e OOH siano stati un po’ accantonati o forse nessuno ha voglia ancora di premere a fondo questi pedali e vedere cosa ne esce. Se non è social media, ecco spuntare gamification, gaming e social gaming.

    Gioco in tutte le salse (e a Stream - di salse - ce n’erano a bizzeffe!!! ;-)). Beh, in USA posso anche crederci che funzioni… qui da noi… mmm… parliamone.

    Anyway.

    Un secondo aspetto interessante sollevato da M.S. è stato questo qui:

    “you must go through a clearly substainable strategy, not only digital, but global.”

    chiosando con un “think an idea. and then work to implement it.”

    La logica insomma è quella di andare oltre al pensiero di un’app o un sito o quant’altro da sviluppare per rispondere al brief di questo o quel cliente: il monito di Martin è di non perdere mai di vista l’idea.

    O, per dirla altrimenti, di trovare un bisogno forte da suscitare nel consumatore e cercare una risposta a questo, ma in prima battuta in maniera astratta, attraverso un concetto che solo POI ci dovremo preoccupare di esplodere in attività concrete.

    Secondo lui con questo si fa business SCALABILE (e anche contento il cliente).

    ——

    Ieri sera - come testimoniato da video e foto - momenti di follia pura con i WPP musicians (azzo, che bravi!!!!!!!) e un tizio isrealiano che ha fatto uno sketch comico da pisciarsi dalle risate.

    Poi a mezzanotte Midnight cooking madness time, ovvero la performance culinaria su cui ho pensato che - tutto sommato - io non sono neppure così malata di cibo come pensassi. Ho visto persone che si son messe letteralmente a RI-CENARE daccapo, dopo neppure un’ora dal termine della cena ufficiale. E vi assicuro che il cibo del villaggio di questi giorni non era qualcosa di leggero, salutare e digeribile, da dover richiedere dei “rinforzini”: basti dire che a me - nota buona forchetta - il MCM non ha nemmeno suscitato un briciolo di appetito da spingermi ad assaggiare le fantasie culinarie dei colleghi cuochi provetti!

    Ho optato invece per un bell’ouzo seguito a ruota da un vodka tonic (x sciogliere il cibo greco.. che definirei in una parola “ciccione” e che necessita di più di un mezzo utile per digerirne il colesterolo :))

    Chiudo mostrandovi come, prima di partire, ho chiuso in bellezza il mio soggiorno greco. Alle 8.30 son passata dal letto al lettino e ho fatto una nuotata in questa cosa divina che vedete qui sotto. Vi assicuro che il “mare chiuso”, l’Egeo, è uno spettacolo emozionante quasi quanto lo sconfinato Oceano, pur essendo l’esatto opposto.

    L’acqua è salatissima e ti ricorda che sei in un mare, ma le catene montuose delle isole che chiudono la vista dell’orizzonte ti disarmano, letteralmente.

    La Grecia è una nazione che probabilmente in questo momento è simile al suo mare, alla sua lingua, al villaggio che ci ha ospitati, e forse anche ad alcuni momenti vissuti in questi giorni: un po’… chiusa.

    Ma non è da intendersi per forza in maniera negativa eh!

    Tutto sommato una chiusura potrebbe nascondere qualcosa di prezioso e da scoprire, in qualche modo, lasciando che venga alla luce piano piano, con tempi del tutto imprevedibili.

    Chissà :)

     

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